Storia della pesca

In ogni epoca le attività di pesca nello Stretto sono state rilevanti grazie soprattutto alle condizioni ambientali e geofisiche di cui il luogo è caratterizzato (la presenza di forti correnti che assicurano il ricambio periodico delle acque), condizioni che tutt’oggi rendono questo tratto di mare pescoso.

Già dall’età del Bronzo vi è notizia di pescatori che praticavano sullo Stretto la pesca: tale notizia è documentata da alcuni reperti datati 1700-1500 a.C. trovati durante degli scavi negli anni settanta presso Piazza Cairoli (nella zona del centro di Messina), i reperti indicavano la presenza di un abitato preistorico dove venivano praticate delle attività pescherecce, furono ritrovati grossi ami di osso, resti ossei di grandi animali marini (pesci spada, tonni) ed una pietra di forma tondeggiande scalfita con delle scanalature a croce che veniva usata come zavorra (màzzara) per le reti.
Anche nell’età Omerica vi è la presenza di pesca nell’area dello Stretto, tale notizia è confermata da un passo del XII canto dell’Odissea che riprende l’avventura di Ulisse fra Scilla e Cariddi dove si parla della caccia con l’arpione a grandi belve quali i delfini, tonni e pesci spada. Nonostante la pesca al delfino nell’area dello Stretto non venga più effettuata ancora oggi l’arpione con il quale viene pescato il pesce spada prende il nome di “draffinera” (deformazione lessicale di “delfiniera”) per tale motivo la raffigurazione nei reperti archeologici o numismatici nell’area dello Stretto del delfino è giustificata oltre che come aspetto simbolico e rituale (amico dell’uomo, compagno di poseidon) anche come riferimento delle attività di pesca locali. A conferma di questo nella monetazione messinese dei tre periodi di Zancle (Messina), di Messana e dei Mamertini la presenza del delfino è comune.

Altra pesca praticata adiacente allo Stretto fu la pesca del tonno a mezzo tonnare: verso il Quattrocento vi erano operative più di sedici tonnare distribuite fra Capo D’orlando e Capo Peloro a conferma di tale notizia Archestrato, poeta di Gela del IV secolo a.C. parla della bontà dei tonni siciliani ed in particolare di quelli pescati nel messinese nella zona del Tindari.

Ma la pesca più popolare e la più conosciuta in questa zona anche ai giorni nostri è la pesca al pesce spada, tale pesca descritta anche da Polibio (II secolo a.C.) e riportata da Strabone qualche secolo dopo affermava che sotto la rupe di “Scilla” si catturava lo spada utilizzando una vedetta collocata sulla sommità del promontorio a picco sul mare che avvistata la preda lo comunicava ad altri pescatori organizzati su delle barchette nella zona adiacente il promontorio, che grazie ai suggerimenti della vedetta avvicinata la preda la arpionavano; negli anni successivi vi fu un’evoluzione di tale pesca ed in particolare vennero usate delle particolari imbarcazioni: la “feluca” ed il luntro. La feluca fungeva da vedetta che ormeggiata in un tratto di mare era munita di un alto albero sulla cima del quale vi era la vedetta (meglio conosciuta come “‘ntinneri”) che avvistata la preda richiamava l’attenzione dei compagni di pesca con urla, e gesti convenzionali che si trovavano in attesa dell’avvistamento a bordo di un’altra barca detta “luntro” molto più piccola di dimenzioni rispetto alla feluca destinata all’avvicinamento ed alla cattura della preda; possiamo immaginare il luntro come una feluca molto più piccola spinta da quattro remi, dove nella parte di prua (parte anteriore) vi era l’arpionatore (“u lanzaturi”) il quale oltre alle comunicazioni dategli dalla vedetta della feluca prendeva informazioni da un secondo osservatore posizionato su un piccolo albero del luntro collocato al centro della barca (“u fareri”). Tale tecnica usata anche in età medievale è riportata e testimoniata fino ai giorni nostri da alcune stampe seicentesche.

Nel 1950 circa scarseggiate le prede si decide di modificare la pratica di questa pesca motorizzando le feluche ed installando su di esse un albero in metallo al centro dell’imbarcazione dove in cima vi prenderanno posto la vedetta e colui che avrà i comandi della barca che verranno installati in cima, sulla prua verrà collocata una lunga passerella dove vi prenderà posto l’arpionatore, il luntro verrà eliminato in questa pesca ma verrà sfruttato per altri tipi di pesca.

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